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La legge è uguale per tutti – uno strano tentativo di sfuggire alle regole-

**LA DIFFICOLTÀ DI ENI NEL RICONOSCERE LA PLURALITÀ RAPPRESENTATIVA **

L’Associazione Nazionale Gestori Carburanti Autonomi (ANGAC – Conf PMI ITALIA) intende esprimere una ferma critica alla tendenza di Eni a considerare gli accordi aziendali stipulati con alcune sigle sindacali – nello specifico Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc Confcommercio – come vincolanti per l’intera categoria dei gestori di impianti di distribuzione carburanti. Tale approccio rivela una palese difficoltà nel riconoscere la pluralità rappresentativa, un principio fondamentale del sistema giuridico italiano ed europeo, e si traduce in un tentativo di imporre un’omogeneità artificiosa che soffoca le legittime differenze tra le realtà associative del settore.

Il pluralismo sindacale è un pilastro del sistema democratico, sancito dall’art. 39 della Costituzione italiana, che garantisce la libertà di organizzazione sindacale. Questo principio riconosce il diritto di ogni categoria professionale – inclusi i gestori di impianti carburanti, assimilabili a piccoli imprenditori autonomi con specificità lavorative – di associarsi liberamente e di essere rappresentati da organizzazioni di loro scelta. La legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei Lavoratori), rafforza tale diritto, promuovendo la coesistenza di più voci associative come strumento di equilibrio e democrazia economica.

A livello europeo, il pluralismo sindacale trova tutela nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (art. 12) e nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art. 11), che garantiscono la libertà di associazione e il diritto alla negoziazione collettiva. La Corte di Giustizia dell’UE ha più volte ribadito che la rappresentanza collettiva deve riflettere la diversità degli interessi in gioco, evitando monopoli sindacali che favoriscano interessi parziali a discapito della collettività. In questo quadro, l’approccio di Eni, che limita il dialogo a poche sigle selezionate, appare in contrasto con i principi di equità e inclusione.

Eni considera gli accordi negoziati con Faib, Fegica e Figisc come rappresentativi dell’intera categoria dei gestori, ignorando la presenza di altre realtà associative, come ANGAC Conf PMI ITALIA, che rappresentano un’ampia fetta di gestori indipendenti. Tale posizione non solo marginalizza queste organizzazioni, ma viola il diritto dei gestori di scegliere liberamente la propria rappresentanza e di contribuire alla definizione delle condizioni contrattuali che li riguardano.

Il pluralismo sindacale implica che nessun accordo possa essere imposto a soggetti non rappresentati dalle sigle firmatarie. Pretendere che un’intesa stipulata con alcune organizzazioni abbia valenza universale significa disconoscere la libertà sindacale e ridurre la rappresentanza a un dialogo esclusivo con interlocutori privilegiati. Questo approccio standardizza le condizioni contrattuali, trascurando le specificità operative ed economiche dei diversi gruppi di gestori – ad esempio, margini di guadagno ridotti, costi operativi variabili o dinamiche di mercato locali – che richiedono soluzioni differenziate.

ANGAC Conf PMI ITALIA , in quanto portavoce dei suoi associati , rivendica il diritto a partecipare alle trattative collettive in condizioni di parità. La chiusura di Eni a un confronto inclusivo mina la legittimità degli accordi e compromette l’equilibrio del settore, favorendo una visione univoca che non riflette la complessità della categoria.

La negazione della pluralità rappresentativa da parte di Eni ha conseguenze concrete per i gestori indipendenti. Accordi negoziati senza il coinvolgimento di tutte le realtà associative rischiano di imporre regole inadeguate. Questa uniformità artificiosa soffoca la capacità dei gestori di agire come imprenditori, relegandoli a meri esecutori di direttive aziendali.

Inoltre, l’esclusione di organizzazioni come ANGAC Conf PMI ITALIA dal processo negoziale priva il settore di una prospettiva essenziale: quella dei gestori che, per la loro indipendenza, incarnano un modello operativo alternativo. Il pluralismo sindacale non è solo un diritto formale, ma una necessità pratica per garantire che le decisioni collettive siano equilibrate e rappresentative dell’intera categoria.

Il pluralismo sindacale non è una concessione che Eni può scegliere di accordare o negare: è un obbligo giuridico e democratico radicato nella normativa nazionale ed europea. La giurisprudenza italiana ha riconosciuto che i gestori di carburanti, pur non essendo lavoratori subordinati in senso stretto, godono di diritti di rappresentanza collettiva Qualsiasi tentativo di monopolizzare la rappresentanza o di escludere realtà associative legittime configura un precedente pericoloso, non solo per il settore dei carburanti, ma per l’intero sistema delle relazioni sindacali.

La strategia di Eni di trattare gli accordi con Faib, Fegica e Figisc come universalmente vincolanti evidenzia una chiara difficoltà nel riconoscere la pluralità rappresentativa. Questo approccio contrasta con i principi di pluralismo e libertà sindacale, rischiando di alterare l’equilibrio del settore a scapito dei gestori indipendenti. ANGAC Conf PMI ITALIA chiede con forza l’apertura di un tavolo negoziale inclusivo, che coinvolga tutte le associazioni di categoria e tenga conto della diversità degli interessi in gioco. Solo un dialogo aperto e plurale può garantire condizioni eque e sostenibili, tutelando la complessità e la vitalità del settore della distribuzione carburanti.

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