Gestori Carburanti: La Categoria Sotto Assedio tra Sfruttamento e Disgregazione
I gestori carburanti stanno vivendo una crisi che non è solo economica, ma anche identitaria. Ridotti al ruolo di semplici esecutori delle strategie imposte dalle compagnie petrolifere, con margini di guadagno ridotti all’osso e costretti a operare in un contesto normativo sempre più asfissiante, i gestori vedono il proprio futuro sempre più incerto. Ma ancora più preoccupante è la disgregazione della categoria, l’indebolimento della rappresentanza e la crescente rassegnazione che sta portando molti a mollare, senza nemmeno provare a lottare.
Se questa tendenza non viene invertita, il destino è segnato: chiusure, fallimenti e l’irrilevanza totale della categoria nel mercato della distribuzione.
Parliamoci chiaro: la cosiddetta “autonomia” dei gestori è solo una finzione. Nella realtà, chi gestisce un impianto per una compagnia petrolifera è soggetto a condizioni contrattuali che lasciano pochissimo spazio di manovra. Prezzi imposti, forniture obbligate, margini in costante calo e nessuna possibilità di decidere la strategia commerciale: i gestori sono di fatto ostaggi di un sistema che li usa come terminali operativi senza riconoscere loro né dignità né prospettive.
Nel frattempo, la concorrenza delle pompe bianche e di un certo sistema anche illegale erode ulteriormente i volumi e i margini, con i consumatori sempre più orientati esclusivamente al prezzo più basso.
Il risultato?
Impianti che chiudono, gestori che abbandonano e intere famiglie che si ritrovano senza reddito.
Di fronte a questa situazione, la categoria dovrebbe essere compatta, determinata, pronta a farsi valere.
E invece?
Disgregazione, sfiducia, rassegnazione. Troppi gestori hanno smesso di credere nella rappresentanza di categoria, convinti che le associazioni non abbiano più il peso per difendere i loro interessi.
Ma questa è una profezia che si autoavvera: più i gestori si allontanano dall’associazionismo, meno forza hanno le organizzazioni per trattare con istituzioni e compagnie, e più il settore diventa debole e vulnerabile. Il problema non è l’associazionismo in sé, ma il fatto che senza una massa critica, senza partecipazione, senza una pressione reale, le richieste della categoria restano inascoltate.
Le compagnie petrolifere e i grandi gruppi lo sanno bene: più la categoria è frammentata, più è facile imporre condizioni capestro senza temere reazioni. È arrivato il momento di capirlo anche noi.
Una Scelta Chiara: Combattere o Sparire
I gestori carburanti sono di fronte a un bivio: rassegnarsi al declino o rialzare la testa e pretendere il rispetto che meritano. Non ci sono alternative.
Cosa fare?
1. Riscoprire l’unità: le divisioni interne sono il miglior regalo per chi vuole continuare a sfruttare la categoria. Serve un fronte comune, serve partecipazione, serve una leadership capace di far valere le istanze dei gestori in modo incisivo e senza compromessi inutili.
2. Pretendere regole più eque: è inaccettabile che i gestori continuino a essere l’ultima ruota del carro in un sistema che si regge sul loro lavoro. Vanno rivisti i contratti di fornitura, i meccanismi di formazione del prezzo e le condizioni di concorrenza con la grande distribuzione. E questo deve diventare una battaglia politica centrale.
3. Innovare per sopravvivere: il mercato dell’energia sta cambiando e chi resta fermo è destinato a essere travolto. I gestori devono spingere per un ruolo attivo nella transizione energetica, dalla ricarica elettrica ai nuovi carburanti, senza lasciare che siano solo le multinazionali a dettare le regole.
Il tempo delle attese è finito. O la categoria si ricompatta e lotta per il proprio futuro, o verrà spazzata via senza che nessuno se ne accorga. E chi oggi pensa di poter resistere da solo, domani scoprirà di essere stato il primo a perdere tutto.